L’amore è una decisione

Checco Zalone canta “l’amore non ha religione, non è cattolico, non è mormone…” e a me lui fa proprio tanto ridere. Magari ha anche ragione, non so. L’unica cosa che so è che l’amore è una decisione. Non vedo tante altre possibilità.

Mi trovo spesso a riflettere su come il concetto di “amore” ultimamente (intendo negli ultimi decenni…) abbia preso strade che – a ben guardare – non gli appartengono, che sono frutto della nostra società del benessere, della psicologia da 3 soldi (e ce n’è davvero tanta! Soprattutto tra gli psicologi/psichiatri “famosi”, le cui facce compaiono sempre nelle rubriche dei giornali o alla televisione…), della tendenza a “facilitarci” le cose, a considerare lo star bene come l’unica cosa che serve nella vita. Siamo una società egocentrica, che pensa solo a se stessa e a migliorare il proprio benestare. E l’amore ne sta risentendo di brutto.

Per amore intendo quella scelta che uno fa nella vita, di solito una volta sola, quella scelta di donarsi a qualcuno, a una realtà, a una missione, a una vocazione. Non intendo per amore quello che viviamo a 15 anni (e che, ahimè, oggi può protrarsi anche fino a 40…) che può definirsi cotta, innamoramento, amore in potenza, oppure semplicemente sesso. Intendo per amore quello che anche il nostro dizionario afferma “Affetto intenso, assiduo, fortemente radicato per qualcuno”.

Assiduo. Fortemente radicato. Eterno – aggiungo io. Questo concetto di amore è messo a repentaglio da nuove teorie che si stanno insinuando nelle nostre menti e stanno prendendo il sopravvento, tanto che l’amore – come si è sempre inteso – è divenuto agli occhi di molti “utopico”, “impossibile”, addirittura “crudele”.

Io canterei la canzone di Zalone con nuove parole “l’amore non è sentimento, non è facile, ma spesso è sgomento!“. L’amore non è la farfallina allo stomaco. Conosco persone che a 35 anni dicono di non poter costruire una relazione solida con un’altra persona perché non “gli parte la testa”, non gli “sfarfalla lo stomaco”! Ma ci rendiamo conto? Dico io: ci rendiamo conto? La testa farebbe bene a fargliela partire l’altra persona a suon di botte!

Conosco – ancor peggio – famiglie che si sfasciano perché – dicono – “l’amore è finito”. Ecco proprio ora che stava iniziando, tu pensi che sia finito. Proprio ora che l’amore ti chiede sacrifici, ti chiede di metterti da parte, di lasciare un po’ del tuo benessere per un malessere che porti avanti la famiglia e che ti insegni ad amare, tu dici “è finito”. Facile. Allora questo amore usa e getta chiamiamolo con un altro termine. Perché non è amore. È un amore snaturato dal suo profondo significato, è sciapo, insipido. Perché un amore che non si rimbocca le maniche quando il gioco diventa duro, che non pensa che ci vogliono sacrifici (anche molto grossi e dolorosi), che non mette da parte “il suo bene” per pensare al bene dell’altro (difficilissimo!!!) è un amore che non sa di nulla. Tanto vale che finisca. E finisce infatti.

E’ vero umanamente è (quasi) impossibile un amore del genere, dico “quasi” perché conosco delle coppie bellissime sposate da più di 30 anni che ancora si amano (secondo il significato autentico che la parola ha) e tutto questo “umanamente”. Atei convinti. Oppure cristiani disinteressati e non praticanti. Sono poche o sono coppie speciali, che sono riuscite a comprendere e vivere l’amore semplicemente a livello umano.

Ma sicuramente per questo amore l’aiuto di Dio è essenziale. Perché “Dio è amore” (1Giovanni 4,8) e appoggiarsi su di Lui è l’unico modo per mettere i propri piedi sulla roccia, per far sì che, nonostante tutte le tempeste che la vita ci manderà, quella casa resti in piedi, solida, sicura.

Perché invece la cosa che mi fa più arrabbiare è che oggi nessuno ti dice più che l’amore è una decisione. Che tu scegli di amare l’altra persona (o la tua missione) anche quando questa non corrisponde le tue aspettative, anche quando non è “come pensavi”, anche quando ti delude e ti fa soffrire. Che tu lo scegli, l’hai scelto una volta (il giorno in cui ti sei sposato o ti sei consacrato a una vocazione particolare) e ogni giorno sei chiamato a ri-sceglierlo. La mancanza di questa componente decisionale fa sì che non ci sia più niente di solido nella nostra società. Tutto può finire. Tutto può cambiare. Con un soffio di vento.

La nostra società è la diretta conseguenza di quella che ci ha preceduto e che – ahimè – stiamo cercando di contrastare con tutte le forze: i nostri nonni non avrebbero mai pensato (tranne in casi doverosi come quelli di violenza) di lasciarsi. Eppure in alcuni casi si erano sposati anche senza “troppo amore”. Ricordo le nonne in casa di riposo che mi raccontavano dei matrimoni combinati che, per fortuna, abbiamo superato, ma che hanno ancora da insegnarci qualcosa. L’amore non era visto come un fulmine che arriva, quando non si sa, e ti scompiglia la vita e tu, se vuoi essere felice (e fare un gran casino), lo devi seguire a ogni costo. Prima ci si sposava per costruire una famiglia e poi l’amore arrivava (a volte no…). Non dovevamo far passare decenni per capire se l’altra persona sarebbe stata quella giusta per poi sposarla solo dopo i 30 anni e lasciarla arrivati ai 40. Perché questo è l’ossimoro della nostra società di oggi. Ci sposiamo tardi (magari dopo aver convissuto per capire bene) e poi ci separiamo quando i nostri figli sono ancora piccoli perché arriva un nuovo “amore” a portarci via. E, se i nostri nonni hanno vissuto una vita – ai nostri occhi – “limitata” e poco creativa, la nostra vita, che si compiace delle mille possibilità che abbiamo, sarà vissuta all’insegna dell’instabilità perenne senza mai trovare un luogo in cui spendersi per davvero? Che senso ha una vita che ha la possibilità di fare tutto se poi non fa neanche una cosa fatta bene? Illusi quelli che credono che quell’amore che ci porta via dal nostro matrimonio (o dalla nostra missione) sarà la risoluzione e l’amore della vita! Il problema (nella maggioranza dei casi) non è la persona che abbiamo accanto, non sono le sue mancanze nei nostri confronti, non sono i suoi difetti. Il problema siamo noi e quello che ci siamo (e ci hanno) messo in testa! Ogni cosa che “divide”, che “rompe”, che “allontana” è male. I genitori lontani tra loro. Un genitore contro l’altro. Uno lontano dai figli quando vi è vicino l’altro. Questo è l’inferno già sulla terra. E se non ci mettiamo in testa che ci sono ancora cose da decidere e che non siamo in balia degli eventi, la nostra vita sarà sempre più incerta e instabile. E per questo triste e sempre più priva di Amore, quello vero.

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5 Comments Add yours

  1. lordbad ha detto:

    Condivido rigo per rigo, parola per parola.

  2. Diego ha detto:

    illuminante. Bellissimo post

  3. piccola ha detto:

    Quanto vorrei che quello che ha scritto fosse vero. È una cosa a cui ho sempre creduto ma ora mi ritrovo a fare i conti con il mio inconscio che, nonostante la volontà di amare ed accettare il mio compagno così com ‘è, non mi lascia in pace trovando tutti i pretesti per lasciarlo. Sono ormai 2 anni che vivo in una situazione di ansia persistente in cui i pensieri che lui non sia abbastanza x me cozzano contro la volontà e la decisione di volerlo amare xke è una persona stupenda che merita ogni bene. Purtroppo la verità è che non c’è volontà che tenga contro le spinte delle emozioni. Mi piacerebbe sbagliarmi ma finora tutto mi da ragione. Comunque grazie per le sue parole che mi danno la forza di continuare a sperare.

    1. Grazie Elisabetta per la tua condivisione. Certamente non si può racchiudere la complessità della vita in un articolo su un blog, ma sono contenta che questo articolo dia speranza e faccia riflettere! Non potrei chiedere di più. Di cuore in bocca al lupo per la tua vita e le tue decisioni.

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