Pubblicato in: Chiesa Cattolica, Donne, Vita

La casa dell’incertezza

Un pensiero nel giorno dell’Immacolata Concezione. In un Avvento strano. Nell’Attesa del Natale.

Una folata di vento, un battito di ali, un angelo, una visione, un sogno. Chissà. Casa mia questa qua, densa d’amore, piena di “mah”.
Un seme piantato: ma davvero ci sarà? Un “sì” proclamato: ma qualcuno lo ascolterà? Parola di bimba, parola dubbiosa, chi mai ci crederà?

Vorrei un verbo scolpito sulla pietra, ho solo un mucchio di sabbia tra le mani. Vorrei una certezza, carezza, corazza… Ma questo è il tempo del dubbio, del senno (di poi), della ricerca di un senso, se mai si troverà.

Casa di pane, di lievito che gonfia la pasta, la mia. Mi sento ripiena, mi sento serena. Sono sfinita, ma attendo la Vita. Niente di pronto, niente di certo, niente che quadra, il conto non torna. Attendo in silenzio, nessuno con me, non vedo Giuseppe, non c’è la mia mamma, non un’amica, mi sento da sola… Dio: Lui ci sarà, c’è già.

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Un pensiero su Immuni

Sto riflettendo su questo tema di grande attualità: l’app Immuni. E per decidere se scaricarla o meno ho letto molti articoli, molti commenti, molti tweet. Ho sentito vari pareri, ne ho parlato con amici e familiari.

Risultato: sono perplessa.

È che la mia perplessità non è legata tanto a problemi di privacy – insomma mi sembra fatta meglio di altre app che tutti abbiamo e usiamo senza problemi (Whatsapp, Facebook, per non parlare poi della geolocalizzazione di Google…) – ma è legata al concetto che passa dello smartphone. Insomma, ormai – anche per lo Stato – lo smartphone è parte di noi, come i nostri arti o organi. È più essenziale dei vestiti (quelli almeno ogni tanto li cambiamo o comunque siamo autorizzati a toglierceli!), dei mezzi di trasporto (la bicicletta nessuno pensa che uno se la porti sempre dietro), del cibo, dell’acqua, potremo dire che lo smartphone ormai è essenziale come l’aria. Chi potrebbe vivere senza? Un alieno, sicuro.

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ProVita o per la vita? Dubbi di sostanza in vista delle europee

Due giorni fa a Roma è comparso il più grande manifesto del movimento proVita mai affisso finora (250 metri) che recita così: Cara Greta, se vuoi salvare il pianeta… salviamo i cuccioli d’uomo! 
Oggi sono usciti i candidati alle elezioni europee cosidetti “per la vita e la famiglia”. Ossia gente che ha firmato il manifesto proposto da proVita, sintetizzabile in questi punti:
1. NO utero in affitto
2. NO gender nelle scuole
3. NO sessualizzazione precoce
4. SI fondo salva-famiglia

Mi chiedo: la provocazione a Greta Thunberg che senso ha? La quindicenne svedese – della quale ho parlato più e più volte ai miei studenti quest’anno – è una delle poche voci sensate, serie e lungimiranti in questo tempo in cui tutti hanno da gridare qualcosa di solito contro qualcuno. Una ragazzina che crede a quello che fa e che credendoci smuove le montagne, per davvero. Una ragazzina che mostra ai suoi coetanei e a noi adulti spesso rassegnati che se si vuole qualcosa con tutto se stessi si può ottenere. Che ha ancora senso impegnarsi per qualcosa di grande. Che si può credere di contare anche in questo mondo in cui siamo tutti trasparenti dietro a un social qualsiasi. Che c’è qualcosa per cui vale la pena impegnarsi. Che il mondo è sacro, è bello, è nostro. E che noi ne siamo responsabili! (Lo dice anche il libro della Genesi). Quindi non capisco per davvero cosa ci sia da provocare, da criticare o ridicolizzare.
Punto primo.
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Il PDF non è il mio partito, tutto qui

È davvero molto che non scrivo sul blog, ma oggi mi sono iniziate a prudere le mani e ho dovuto cedere alla tentazione di scrivere “du(r)e righe” su un tema così attuale come le elezioni del 4 marzo. Non sono una politicante, non so molto di politica. Mi sono informata come ho potuto, con i mezzi e i tempi a disposizione. Ma non sono neanche una sprovveduta e quando vedo strumentalizzati messaggi che a me stanno a cuore mi infurio. È politicamente scorretto quello che sto per fare, anche se non dirò chi voto, chi votare ecc. ecc. Penso che tutto sommato ve ne freghi il giusto delle mie idee politiche, ma dirò qualcosa a riguardo di un partito che vuole essere il punto di riferimento in politica dei cattolici, e questa cosa non mi va giù. È davvero minoritario e non ci sono rischi, quindi potevo anche risparmiarmi l’articolo, ma non è questione di rischi, è questione di messaggio: quel partito non mi rappresenta. Non è la voce dei cattolici in politica. Questo lo devo dire. È davvero necessario che lo dica: il Popolo della Famiglia non ha niente a che vedere con me e con l’idea di Chiesa che ho e che, studiando in questi anni, mi sono fatta. Continua a leggere “Il PDF non è il mio partito, tutto qui”